Prendo spunto da una notizia apparsa in questi giorni su tutti i quotidiani e mi riferisco ai compensi erogati a professionisti, collaboratori e pensionati da Società, Enti e Aziende committenti, regolarmente fatturati e puntualmente incassati. Compensi per lavori correttamente eseguiti intendiamoci, ma, semplicemente, mai dichiarati al fisco. E sulla base dei primi accertamenti, si leggono cifre assai consistenti in termini di imponibile ed imposta. Premesso un doveroso plauso alla Guardia di Finanza e alle DRE che, finalmente avuti a disposizione dall’Amministrazione Finanziaria i mezzi tecnologici necessari, hanno cominciato ad usarli nel migliore dei modi, la notizia in sé lascia a dir poco perplessi. Si badi bene, qui non si sta parlando dei novelli ingegneri della truffa genetico-contabile, che hanno cominciato a prolificare all’inizio del terzo millennio e che a livello nazionale e multinazionale confezionano, e ci stupiscono, con mirabolanti operazioni di frode carosello. Ricordo il grafico di una multinazionale apparso a tutta pagina su un 24 Ore di poco tempo fa, un diagramma architettato da uno di questi novelli archimede dell’evasione fiscale che partiva da una casellina in alto lassù e si dipanava per tutta la pagina come una sorta di albero genealogico, in cui le società si rincorrevano a ritmo di freccette in una ragnatela senza fine. Io stesso, da modesto tecnico di Diritto Tributario, ho impiegato un pomeriggio per apprendere appieno il meccanismo degli incastri fraudolenti. Ma qui invece stiamo parlando di gente comune, di pacifici consulenti e pensionati che semplicemente non dichiarano quello che percepiscono onestamente , perdendo la ritenuta d’acconto e sperando di farla franca. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro di evasione. Ma se la punta dell’icerberg , come la chiama il Comandante della Guardia di Finanza, è emersa soltanto adesso, evidentemente il rischio valeva la candela. Contavano, costoro, sul fatto che fino a ieri i controlli sui 770 non venivano effettuati o ne venivano fatti pochi ed a campione. E, geograficamente parlando, non stiamo neanche parlando della Città dei Ministeri o degli incarichi dati dai Ministeri ai consulenti esterni. Qui Bossi non c’entra nulla. Leggevo che solo nella verde Umbria, per esempio, gli “indagati” sono più di 50.000 (Giornale dell’ Umbria del 23 ottobre 2010). Non c’è neanche bisogno di soffermarci sulla corretta collocazione di questi redditi in un quadro o in quell’altro della dichiarazione. Per gli addetti ai lavori sarebbe pure offensivo e non è questo lo spunto della riflessione. Per carità, serve tutto e tutto è utile nella lotta all’evasione fiscale, compreso il mezzo del Redditormetro. Ma quando all’inizio del ventunesimo secolo la cronaca quotidiana ci fa sgranare gli occhi con notizie come questa che stiamo commentando forse, vien da pensare, mancano, o meglio mancavano, le basi per il lavoro più elementare per la lotta all’evasione fiscale : l’incrocio dei dati afferenti a ciascuna posizione di cittadino. Detto incrocio, riferisce l’Agenzia delle Entrate, si perfezionerà nel giro di due anni, ma a ben leggere, sta già dando i suoi frutti. Eccome. Non mi si fraintenda. Mi inchino con riverenza all’importanza del lavoro che Finanzieri e Agenzie delle Entrate quotidianamente mettono in atto per sconfiggere questa piaga, ma mi sembra che a mio modesto avviso, si voli già troppo alto dando troppa importanza a Yatch Club, RINA e AereoClub, e cavalli da corsa, invece di cercar di cominciare a far emergere quello che è evidente. Mettendo seriamente in parallelo due o più computer affioreranno come per magia immobili, disponibilità, SUV e quant’altro, ( tutto rigorosamente in leasing naturalmente) da parte di chi dichiara 1.500 euro all’anno. Con l’incrocio con il catasto fabbricati verranno a galla, come per magia, immobili che non sono mai stati dichiarati. Appariranno affitti mai esposti o mai per loro effettivo ammontare. Il TU della P.S. obbliga a dichiarare entro 24 ore chi abita un appartamento per la normativa antiterrorismo. E allora incrociamo anche questi dati. Quale sarà il risultato ? Che tutti quelli abitati e non affittati sono, naturalmente, in comodato gratuito ad uno zio. Altra lodevole iniziativa è quella della cedolare secca sugli affitti per tentare di far emergere il sommerso, ma credo che questo servirà più che altro a far risparmiare qualche euro a chi le tasse le paga già. Altra iniziativa anti evasione è figlia del tanto discusso progetto di Federalismo fiscale ed ha per oggetto l’allargamento dei poteri dei Sindaci a cui verrebbe attribuiti, in materia immobiliare, il potere di verificare e controllare il censimento , la disponibilità e gli affitti dei propri concittadini. Magari in prossimità delle prossime elezioni amministrative e magari inimicandosi anche gli onesti. Mi sembra di difficile realizzazione. Si dovrebbe invece lavorare tutti insieme applicando il buon senso alla tecnologia e viceversa, nell’operazione di incrocio dei dati reddituali, cercando innanzitutto di portare i due anni stimati dall’Agenzia delle Entrate per la piena efficienza dell’organizzazione, ad uno. Stiamo con i piedi per terra e le mani sulla tastiera di un computer e facciamo emergere dai database in possesso dei vari Enti, la vera ricchezza nascosta. Che c’è.
Avv. Maurizio Branco
Camera degli Avvocati Tributaristi di Roma
Commissione di Diritto Tributario del
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

